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Il sogno di Hans

Hans mi ha raccontato la sua storia la seconda volta che sono stato a trovarlo.

Sulla strada che porta a Shimoni, all'estremo sud della costa del Kenya a pochi chilometri dal confine con la Tanzania, c'è un cartello : Mwazaro beach.


Si gira a sinistra abbandonando la strada sterrata e attraverso un piccolo viottolo tra risaie e qualche babbuino si arriva al mare. Una spiaggia di corallo, a destra le mangrovie si spingono sull'acqua, a sinistra le rocce su cui troneggiano le capanne del piccolo albergo. Il ristorante, un ampia tettoia di macuti, sporge sul mare.


Hans è lì, lo saluto: gli ho portato un gruppo di amici per visitare le mangrovie, è contento. Si è appena riavuto da un attacco di malaria ed è un po' malfermo sulle gambe. Gli offriamo delle pillole ma come inorridito rifiuta, si cura con l'estratto di semi di certe mangrovie ricche di chinino.

Ci sistemiamo e prediamo accordi per il pranzo: zuppa di pomodori freschi speziati in latte di cocco, pescegatto al curry con verdure, cucina di Zanzibar tiene a dire e le birre sono calde - non c'è frigorifero - non c'è elettricità del resto - ma la birra Kenyota è fatta per essere bevuta moto cioè calda.


I suoi cani - quattro più tre appena nati - banchettano con l'enorme testa del pescegatto. La marea si sta alzando e l'acqua piano piano circonda le rocce e si intrufola tra le piante. La barca sarà pronta la mattina dopo per l'escursione. 

Navigando dentro il delta del fiume Ramisi nel fitto delle mangrovie vedremo uccelli - ce ne sono tantissimi: aquile, cicogne, martin pescatori, aironi ... - e anche coccodrilli.

         


Come hai fatto a trovare questo posto sperduto e incantevole? Hans promette di raccontare la sua storia la sera a cena. Intanto pranziamo e passiamo il pomeriggio a passeggiare tra le palme, sulla spiaggia a raccogliere conchiglie, sotto le rocce su cui si stagliano i Baobab, ad osservare la vegetazione che si protende nell'acqua con i pesci che ci si arrampicano sopra.


Alle sei e mezza il sole tramonta, i neri portano le lampade a olio e le accendono sulle piccole verande di ogni capanna. Ci vestiamo e rapidamente cala il buio. Al ristorante Hans suona il Banjo e canta alcune sue canzoni. Last matatu to Shimoni bibi didi bambam - tra Shimoni e Mombasa c'è solo un furgoncino (matatu) la mattina e uno la sera. Hans naturalmente non ha un'auto e se perde il matatu sono problemi. Fa un certo effetto sentire questo esile tedesco cantare in inglese e swahili accompagnandosi col Banjo. Attorno è buio profondo, si sentono le onde dell'oceano indiano infrangersi sulla barriera, dall'acqua sorge la luna. Hans siede al tavolo con noi, sigaretta sempre accesa, incomincia il racconto - il racconto di un sogno.

- Sono venuto in Africa cinque anni fa' lasciando Francoforte. Non sono più tornato in Europa. Allora ero molto grasso, provate a pensarmi con addosso cinquanta chili in più. Come medico lavoravo per le multinazionali del tabacco, seguivo i problemi di ventiquattro paesi - naturalmente i problemi dei produttori. Che razza di uomo ero! Mi piaceva la musica il mio strumento è il violino. Ho una collezione di strumenti antichi. Qui all'equatore non è possibile, gli strumenti si rovinano, preferisco il Banjo - del resto ha origini africane. Dal mio castello scendevo in Ferrari per comprarmi le sigarette. Viaggiavo in tutto il mondo per confutare le dicerie che il fumo porta a dipendenza ed è nocivo. Un giorno a New York al Waldorff Astoria ero impegnato in un importantissimo incontro tra i produttori e le autorità degli Stati Uniti che volevano mettere freno alla pubblicità del tabacco. Partecipava anche Ronald Reagan. L'interminabile discussione durò tre giorni e tre notti, alla fine avevamo raggiunto il risultato. Per festeggiare, era l'alba, furono stappate bottiglie di champagne sulla terrazza dell'albergo. Seduto in poltrona non riuscivo a tenere gli occhi aperti e mentre gli altri brindavano il sogno si impadronì della mia mente. Semplice e netto : una spiaggia tropicale con le palme, una grande serenità mi avvolgeva.
Tornato in Germania ebbi un infarto, dovevo subire un difficile intervento al cuore. Il medico insisteva ma io rifiutai di farmi operare, mi aveva dato non più di sei mesi di vita. La spiaggia del sogno era ora l'unica cosa importante. Lasciai tutto e presi un aereo per Zanzibar: il mio ultimo viaggio in prima classe.
Un commerciante di spezie era seduto accanto a me, facemmo conoscenza. Per tre mesi lo aiutai nella sua attività, fu così che imparai la cucina di Zanzibar.
Lo accompagnai a Dar es Salaam, mi mise a disposizione un veicolo e con questo risalii la costa, cercavo la mia spiaggia. Continuai verso nord fino a passare il confine con il Kenya. Pioveva, le strade erano impossibili. Mi sono fermato al Shimoni Reef Hotel, l'albergo era deserto, infreddolito trovo il bar e mi servo un bicchiere di whisky.
L'unico avventore era per l'appunto un tedesco e ci mettiamo a parlare. E' un importatore di aragoste che ha una grossa catena internazionale per il rifornimento dei ristoranti. Aveva messo su una piccola fabbrica a Shimoni, ma dopo aver percorso tutta la costa del Kenya partendo da Lamu aveva verificato che non c'erano le condizioni per il suo lavoro. Parlando e bevendo whisky scoprii che era anche lui di Francoforte , che aveva frequentato la mia stessa scuola, anzi - incredibile - eravamo stati compagni di classe. Continuammo a parlare e a bere fino a notte fonda. Doveva partire il giorno dopo per Mombasa prendere l'aereo per andare a visitare altre sue attività sparse nel mondo, lo potevo accompagnare con la mia macchina? Così il mattino seguente durante il tragitto volle cedermi la sua società di Shimoni: te la regalo, potrai occupartene tu. Ma se mi rimangono tre mesi di vita che ne faccio? Quello che vuoi, vendila. Prima di arrivare in aeroporto, si ferma da un avvocato e mi cede la società. Non lo ho mai più rivisto.
Torno a Shimoni, visito la mia nuova fabbrica, e chiedo se nella penisola ci sono altre spiagge oltre a quella del paese sulla punta. No, sia il versante sud che quello a nord sono coperti da rocce di corallo o da mangrovie. Testardo voglio intraprendere personalmente la ricerca: prendo un Dhow e incomincio lentamente a circumnavigare la penisola partendo da sud. Non trovo spiagge, continuo la navigazione oltre Shimoni sul lato nord. Ormai sera, doppiato un piccolo capo, improvviso un bagliore: sul mare vicino alla riva una barca sta bruciando. È carica di bidoni di combustibile e il liquido in fiamme si sparge sul mare e lambisce una spiaggia! Ci fermiamo per la notte. I marinai sono inquieti. La mattina sbarchiamo ed ecco davanti a me la spiaggia dei miei sogni. Tornati a Shimoni chiedo chi sia il proprietario del posto, mi rispondono che quella spiaggia non si può comperare perché è magica: è il luogo degli spiriti.
Nulla è impossibile, vado a Mombasa al registro dei terreni e mi dicono che non ci sono difficoltà, posso comprarla dalla stato: non è di nessuno. Vendo la piccola fabbrica e compro la mia spiaggia. Sono felice.
Organizzo una squadra di neri per i primi lavori, devo ripulire la vegetazione, i resti dell'incendio e costruirmi una capanna. Ma si rifiutano di fare questo lavoro: la spiaggia è degli spiriti e nessuno tanto meno un mzungu, un bianco, può disturbarla. Insisto, mi portano a parlare con lo stregone: no gli spiriti non vogliono. Ma hai provato a interrogare gli spiriti? È inutile, risponde, me lo hanno già detto tanto tempo fa. Allora gli propongo un patto: interroga gli spiriti nuovamente, se diranno che non posso restare io me ne andrò e lascerò loro la spiaggia.
Vengono portati i tamburi rituali, le tribù vicine si radunano intorno allo stregone. Ha inizio la cerimonia. I tamburi rullano tutta la notte, cantano e danzano, lo stregone interroga gli spiriti.
La mattina dopo sono a colloquio con lui, mi riferisce: gli spiriti hanno detto che posso restare ad una condizione: non devo mai portare a Mwazaro né luce elettrica né telefono, non vogliono essere disturbati dagli orpelli della civiltà. Prometto di attenermi alle regole. C'è un'altra cosa, dice: devo stare molto attento perché esattamente fra tre mesi la mia vita sarà in gravissimo pericolo. Abituato non ci faccio caso; incominciamo i lavori: la strada, la costruzione delle capanne, si ripulisce tutto, pianto fiori e sistemo gli alberi.
Arriva un gruppo di europei, gli piace il posto e chiedono di poter stare alcuni giorni. Sono architetti e mi danno una mano nei lavori, sono i miei primi ospiti. Finalmente il mio sogno si è realizzato, contento voglio andare a Mombasa per far compere - naturalmente in matatu. I neri mi si radunano intorno preoccupati: domani è lo scadere del terzo mese è pericoloso che mi allontani. Anzi mi consigliano di chiudermi nella capanna. Così faccio mentre attorno montano la guardia. Trascorre il giorno e poi la notte, la mattina esco fuori contento, non è successo nulla. A questo punto parto per le mie commissioni. La mattina dopo arriva lo stregone preoccupato e chiede di me: sono partito per Mombasa. Si agita e inveisce - ma non avevo detto che proprio oggi è il giorno del pericolo? Il suo calendario era diverso da quello occidentale. I neri preoccupatissimi si mettono in viaggio per rintracciarmi.
Io nel frattempo passeggiavo fra le strade della città, quando improvvisamente a un'autocisterna si spacca lo sterzo, perde il controllo, sbanda, il conducente si butta di sotto e il veicolo mi piomba addosso! Mi risveglio all'ospedale circondato dai neri che finalmente mi avevano trovato. Lo stregone aveva ragione e proprio la tecnologia, sotto forma di un'autobotte di petrolio aveva cercato di uccidermi. Ma ero salvo, anche se mi ci è voluto parecchio per rimettermi e ho una trentina di chiodi per tenermi ferme le ossa.
Ormai sono passati diversi anni e sono sempre qui, ogni tanto i miei figli e i miei amici vengono a trovarmi e per le feste di natale quattro componenti della filarmonica di Berlino arrivano a Mwazaro a far musica, proprio qua, su questa terrazza sull'oceano in ringraziamento per la donazione della mia collezione di violini: Stradivari, Guarneri ....

La mattina dopo il racconto lo trovo nel suo ambulatorio dove cura i neri, lui che ormai si fa curare solo dallo stregone. È pronto per guidarci lungo il Ramizi fra le mangrovie.

Nyumba nane, 6 settembre 98

Per chi vuole contattare Hans ecco l'indirizzo:
Hans von Loesch - MWAZARO BEACH - P.O.BOX 14 - SHIMONI - KENYA