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Le piante provano dolore?
Casa e tempo libero

Le piante provano dolore?

Vegetali o umani?

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Dai tempi antichi ai giorni nostri, sono in molti a pensare che l’uomo sia solo una piccola parte di un mondo governato da leggi e caratteristiche a lui ignote, e che non sia l’unico essere vivente a sperimentare emozioni di gioia, tristezza, dolore, paura. Perché non estendere a tutto l’universo, animali e vegetali inclusi, la capacità di percepire emozioni, sentimenti e pensieri? Si può iniziare da una semplice domanda, affrontata anche da studiosi e scienziati: le piante provano dolore?

Le piante soffrono? L’esperimento di Cleve Backster

Cleve Backster, esperto in interrogatori per la CIA, è stato uno dei maggiori esperti mondiali sull’utilizzo della macchina della verità. Il suo contributo più interessante sul tema del dolore dei vegetali risale al 1966, quando decise di applicare la sua esperienza col poligrafo per capire se e in quale misura le piante soffrono. L’esperimento di Cleve Backster si basava sull’impiego di uno strumento analogo alla macchina della verità su un tronchetto della felicità: mettendo alla pianta i sensori, provò a provocarle una reazione di dolore, prima versandovi del caffè e poi bruciandole una foglia. La cosa curiosa è che, mentre il caffè non aveva sortito alcuna reazione, per far schizzare il cursore del poligrafo al livello della paura è bastato il pensiero... sì: ancor prima che l’uomo accendesse il fuoco, la pianta stava reagendo con terrore! Il livello misurato dal poligrafo rimase poi alto, mentre l’uomo metteva l’accendino acceso sotto la foglia, e tornò ai valori normali quando Cleve tolse l’accendino.

 

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Il dolore delle piante: Ingo Swann

Ingo Swann è noto a livello mondiale per le sue ricerche sui fenomeni psichici collegati alla remote viewing: si tratta delle capacità, di cui l’uomo pare fosse particolarmente dotato, di vedere a distanza un luogo nel quale non si è fisicamente presenti, usata anche dai servizi segreti per la ricerca di prigionieri, depositi segreti di armi, attentatori e persone scomparse. Il suo contributo agli studi sul Il dolore delle piante ha ricalcato gli esperimenti di Backster, aggiungendo un elemento in più: Ingo Swann continuò a mettere alla prova la capacità delle piante di intercettare il pericolo del dolore, non solo il dolore stesso. I suoi risultati sembrano dimostrare che non solo le piante provano dolore, ma sarebbero addirittura in grado di distinguere le intenzioni umane: è famoso l’esperimento in cui per 3 volte fece schizzare il sensore attaccato alla pianta col solo pensiero di bruciarle o tagliarle una foglia, per farlo poi scendere non appena toglieva quell’intenzione dalla sua testa. La cosa sorprendente fu che, dopo 3 volta, la pianta “smise di credergli” e non si mosse… dando l’impressione di aver percepito che quello dello studioso era solo un pensiero, ma senza la reale intenzione di farle del male.

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