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Tirannosauro
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Tirannosauro

Il re dei dinosauri

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Risale al 1902 il primo ritrovamento di uno scheletro di tirannosauro: fu Barnum Brown a scoprire nella formazione geologica di Hell Creek nel Montana, a distanza di poco tempo, i fossili di due esemplari, da allora esposti al Museo di scienze naturali di Pittsburgh e al Museo Americano di Storia Naturale di New York.

Stiamo parlando di uno dei più grandi esemplari di dinosauro carnivoro, non a caso soprannominato da Henry Fairfield Osborn, paleontologo statunitense e direttore Museo Americano di Storia Naturale di New York, Tyrannosaurus Rex, ovvero “re lucertola tiranna”. Grandezza, ferocia e velocità (fino ai 40 km all’ora) sono indubbiamente le sue caratteristiche più note, vediamo ora di approfondire la sua conoscenza.

Il dinosauro più feroce

Iniziamo dalla sua carta d’identità: il tirannosauro è un enorme predatore dai 4 ai 5 metri di altezza, dai 12 ai 15 di lunghezza, con un peso medio intorno alle 6 tonnellate. La sua bocca conta 50 denti seghettati e leggermente arcuati, lunghi anche fino a 30 cm, inseriti in un cranio la cui struttura ossea misura circa un metro e mezzo. Uno studio canadese del 2012 ha permesso di analizzare la dentatura del feroce dinosauro, che utilizzava quelli anteriori per afferrare e trascinare le sue prede, quelli laterali per lacerarne la carne e quelli posteriori per tagliarla in pezzi più piccoli e mandarla verso la gola.

Conosciuto come il dinosauro più feroce, il T-rex è più piccolo solo del Giganotosauro, lungo 14 metri, e dello Spinosauro, fino ai 17. Ha vissuto nell’epoca del Cretacico (o Cretaceo) superiore, quindi tra i 100 e i 66 milioni di anni fa, nella parte occidentale dell’America settentrionale e in Asia.

Il “re dei dinosauri” riusciva a stare in posizione quasi eretta poggiando sulle due zampe posteriori

lunghe e robuste, dotate di estremità a tre dita con grandi artigli affilati. Le zampe anteriori erano lunghe circa un metro, quindi piuttosto piccole rispetto alle gigantesche dimensioni del predatore, e terminavano con 2 dita prensili dai robusti artigli. Il suo corpo stava in posizione parallela rispetto al terreno, con testa e coda a bilanciare il suo peso.

Nonostante la conoscenza dettagliata delle sue caratteristiche, agli studiosi è rimasto un dubbio sul suo aspetto: cosa ricopriva la sua pelle? Pare che l’antenato del feroce animale fosse ricoperto da piccolo da un lungo piumaggio, poi convertito in squame crescendo, ma mancano le prove per affermarlo con certezza.

Altra caratteristica che distingue il T-rex dai suoi simili è la vista, molto sviluppata e favorita da una conformazione cranica particolare, con un’area posteriore molto estesa e l’area anteriore più piccola e allungata verso le narici.

 

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Tirannosauri cannibali

Di cosa si cibava il feroce dinosauro?

Pare che il tirannosauro fosse abituato a cacciare vittime viventi ma anche carcasse, con una predilezione per i dinosauri erbivori, soprattutto i Triceratopi e gli Edmontosaurus, nutrendosi di pasti di centinaia chili di carne ciascuno.

È recente la notizia della Geological Society of America, secondo la quale sarebbero state reperite le prove che i tirannosauri fossero veri e propri cannibali: un gruppo di paleontologi che stavano cercando fossili nella Lance Creek in Wyoming ha reperito un osso rosicchiato, attribuibile a un tirannosauro. Secondo i risultati delle analisi dell’osso rinvenuto, l’autore di quei solchi sarebbe stato un altro tirannosauro. A renderlo inequivocabile è stata la forma dei solchi, con scanalature oblique tipiche di un predatore che strappa la carne dall’osso e la tira perpendicolarmente a esso, proprio come usava fare il tirannosauro. Alcune tracce sull’osso evidenziavano inoltre una forma seghettata del dente, cosa che escludeva i coccodrilli e avvalorava l’ipotesi di un dinosauro. Guarda caso, quella regione era popolata da 2 specie di tirannosauri.

Inevitabile l’inquietante conclusione: questi feroci predatori combattevano con i propri simili e li cacciavano per mangiarli.

 

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Nuovi tirannosauri nello Utah

Risale al 2009 la scoperta nello Utah di uno tra i più antichi esemplari di tirannosauro, presentata ufficialmente nel 2013. Si tratta del litronace o, secondo il suo nome scientifico, Lythronax Argestes, i cui resti sono stati reperiti nel parco geologico Grand Staircase-Escalante National Monument. L’animale era caratterizzato da una lunghezza media di 24 metri, un’altezza di 8 metri e un peso medio di 2 tonnellate e mezzo. Il suo cranio presentava una zona posteriore ancora più larga del T-rex e una vista binoculare.

La cosa interessante che si accompagna al ritrovamento di questo nuovo esemplare di tirannosauro è che il litronace sembra molto più simile agli altri esemplari di tirannosauridi del Sud, che agli altri suoi simili del Nord: come è possibile?

La grande diversificazione potrebbe essere ricondotta all’innalzamento della marina Cretacea, che causò il frazionamento della massa continentale e determinò la separazione tra una parte occidentale e una orientale: ecco come una parte dei tirannosauri sarebbero rimasti nella zona ovest della regione, diversificandosi molto rispetto ai loro simili.

Nel Cretaceo superiore la zona centrale dell’America settentrionale era lambita da un mare poco profondo esteso dall’Oceano artico al Golfo del Messico, il Mare Interno Occidentale, che divideva la regione in una zona orientale, l’Appalachia, e una occidentale, la Laramidia, una sorta di isola-continente delle stesse dimensioni dell’Australia.

L’interesse per questa porzione di terra è accresciuto da una singolare scoperta, fatta dai paleontologi che negli anni settanta lavoravano nelle regioni occidentali interne dell’America settentrionale: i fossili dei dinosauri del Cretaceo superiore reperiti in Montana e Alberta erano di altre specie rispetto a quelli ritrovati in rocce quasi contemporanee in regioni più a sud, come New Mexico e Texas. Da qui si è sviluppata la teoria diffusa negli anni ottanta e tornata recentemente in voga per via dei ritrovamenti fossili più recenti: nelle regioni del Nord e del Sud della Laramidia si sarebbe verificata una situazione unica per la coesistenza nello stesso territorio, durata diversi milioni di anni, tra comunità di dinosauri separate, molto rara e ancora non del tutto chiara agli studiosi. I fossili reperiti recentemente hanno portato infatti alla luce diverse specie di dinosauri giganti che pare abbiano vissuto contemporaneamente a un altro gruppo più a Nord.

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